Venerdì, 03 Ottobre 2014 22:33

Bruno Gasperutti: c'era una volta il Ponziana, una storia lunga 102 anni

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Una formazione del Ponziana del 1966. Da sinistra in piedi: Framalico, Fonda, Ferrini, Gerin, Kodric, Furlani, Gasperutti; associati: Giannella, Tomizza, Chiodini, Degrassi. Una formazione del Ponziana del 1966. Da sinistra in piedi: Framalico, Fonda, Ferrini, Gerin, Kodric, Furlani, Gasperutti; associati: Giannella, Tomizza, Chiodini, Degrassi.
Oggi vi voglio raccontare una fiaba e come tutte le fiabe incomincia così:

C’era una volta un gruppo di bambini che come tutti i ragazzini della loro età, sognavano sulle cose che avrebbero voluto fare da grandi. La guerra era appena finita, non c’erano grandi possibilità, i giochi dei ragazzini erano ingenui, ma quando si riusciva ad essere almeno in 4 ecco che venivano formate due squadre e si giocava in strada con un pallone fatto con degli stracci e due pietre venivano messe a formare le porte. Si giocava per ore, fino a quando calava l’oscurità e la mamma li richiamava per cenare. I nostri idoli non erano Schiaffino, Jeppson, Boniperti, ma più semplicemente: Florio, Ghersetich, Frontali, Ferrini, quei ragazzi che alla domenica andavamo a vedere sul campo nero di carbonina e che per noi erano dei veri miti. Eravamo i ragazzi del rione di Ponziana, avevamo lo spirito d’appartenenza, tutti amici, compagnoni, sempre assieme, con l’aspirazione di poter un giorno essere noi a giocare su quel campo nero con la maglia biancoceleste addosso. Com’erano diversi i tempi, nessuno di noi avrebbe tradito i colori biancocelesti per andare a giocare con un’altra squadra cambiando casacca ogni anno (se vai là giochi in un campionato regionale o vai là che vinci perché la squadra è forte). Nessuno di noi pagava una quota e giocava solo se era più bravo. Nessun genitore si sognava di perorare la causa del figlio, minacciando di portarlo via se non veniva impiegato adeguatamente dal mister. Quando finivi la partita, tornavi a casa con i tuoi compagni a piedi e li conoscevi tutti, erano tutti tuoi amici, i rapporti non erano asettici. Abbiamo imparato dai nostri allenatori, oltre che a giocare, lo spirito di squadra, il sacrificio, ad essere uomini ad essere amici; eravamo fieri di essere ponzianini. Son passati tanti anni e i tempi sono molto cambiati, la società che stiamo vivendo non è più quella, altri oggetti hanno preso il posto di quel pallone fatto di stracci che ci dava tanta gioia e i ragazzini vivono nel loro mondo solitario, fatto di computer, videogames, lezioni di pianoforte e di inglese, i loro genitori li proteggono amorevolmente, li portano a scuola in macchina, alla lezione di canto in macchina, all’allenamento in macchina e portano loro pure il borsone. Ma loro i ragazzini non si divertono più tanto e dei loro compagni di squadra non conoscono a volte, neppure i nomi e sicuramente non li frequentano. E’ tutto cambiato i tempi si sono evoluti… o forse no!! Anche il Ponziana non esiste più, da ieri. Il Ponziana era come la tata, era come una maestra d’asilo che ti insegna amorevolmente la vita, era come un parente e adesso che è venuto a mancare senti un vuoto, ti senti scendere una lacrima, è il tuo tempo che se ne va. Per anni il Ponziana aveva mantenuto la sua dimensione di società dilettantistica con lo scopo precipuo di formare i giovani. Questa linea è stata mantenuta con modestia, senza voli pindarici, fino agli anni 2000, i giocatori venivano formati nel settore giovanile e lanciati in prima squadra. Poi qualcosa è cambiato. Ora per me si può fare il calcio tra i dilettanti in tre modi:
-1 Si mette mano al portafoglio e si compera tutto quanto c’è di meglio in giro inseguendo dei traguardi ambiziosi, fino ad esaurimento scorte finanziarie poi si molla tutto.
-2 Si forma un gruppo di amici e ci si diverte giocando.
-3 Si forma una società con un settore giovanile e si gioca con i giovani che ti formi in casa, che ti daranno il massimo in base alle loro possibilità e parteciperai alla categoria che loro saranno in grado di disputare: se sono bravissimi anche la D, se saranno invece ragazzi da 3° Categoria, disputerai la 3° Categoria, cercando di migliorare il tuo settore giovanile dove evidentemente si sbaglia qualcosa. Non è una colpa essere povero ma vivendo dignitosamente, è invece disdicevole arrendersi e chiudere.
Ora il Ponziana ha chiuso i battenti ed è chiaro quale sia stato il suo “modus operandi” ultimamente, la Società ha retto finchè ha potuto, poi il presidente solo e senza aiuti esterni, ha dovuto alzare bandiera bianca.
E’ questa la fine della fiaba, dove per una volta il finale non riporta scritto…. e vissero tutti felici e contenti…. Oggi nessuno è contento, è l’ennesima sconfitta dello Sport vero, quello puro, è l’ennesima riprova che del passato e della tradizione, non interessa a nessuno, tutti hanno dato il massimo, ma quel massimo non è stato sufficiente a fare il minimo.
Ma veramente deve finire qua, la più vecchia squadra di calcio della nostra città? 102 anni di vita, campione d'Italia dilettanti 1960, un terzo posto nel campionato giovanile nazionale, dietro i ragazzi del grande Torino e la Lazio nel 1939/40 (un equivalente del campionato primavera odierno) 20 campionati di C nazionali, 1 campionato di Serie A-B-C misto nel 1944, 3 Campionati di massima divisione Jugoslava, tanti campionati di Serie D ........????????

                                                 Bruno Gasperutti
Letto 1812 volte Ultima modifica il Martedì, 21 Ottobre 2014 22:52

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