Lunedì, 11 Novembre 2019 14:11

Triestina-Vicenza 0-3, Gasperutti: "Troppa la differenza in campo. Campionato ormai segnato"

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Bruno Gasperutti Bruno Gasperutti

Commentare una prestazione incommentabile è difficile: si potrebbero dire tante cose per cercare di capire attraverso un ragionamento logico,

ma è veramente complicato, o si potrebbe fare come i tifosi che uscendo delusi sparano a zero su tutti o tutto, ma sarebbe come sparare sulla croce rossa. E' evidente che questa annata se n'è andata e che lo scorso anno abbiamo vissuto un bel sogno; vederselo sfuggire di mano, quello sì che è stato un peccato, ma ora non dobbiamo vivere sui rimpianti, qui bisogna ripartire e ripartire con logica.

Ora da questa annata cosa chiediamo e vogliamo? La dignità, il rispetto, l'impegno; vedere un progetto di ricostruzione organica in prospettiva, di una squadra che squadra non è, vedere se è possibile di raggiungere i play-off, giocandoseli con l'orgoglio di rappresentare una città che, pur "brontolona e disfattista", ha sempre dimostrato di essere fiera della sua passata nobiltà sportiva.

Detto ciò bisogna anche parlare della partita, ma la delusione e la sensazione d'impotenza vista al Rocco da parte della squadra mi ha lasciato basito e senza reazione. Certo rabbia per il risultato finale, ma anche rassegnazione e orecchie basse per l'evidente superiorità dei nostri avversari, che hanno dato l'impressione di vincere quasi senza forzare e che non hanno imperversato su una squadra tremendamente impotente che si agitava inutilmente, come un pesce preso all'amo nel cestino delle prede.

Il Vicenza ha dimostrato di essere squadra vera, quadrata, logica, dove tutti sapevano qual era il loro compito e quasi senza forzare hanno giocato con razionalità e criterio, sapendo che il risultato sarebbe arrivato. Anche nella prima frazione, pur terminata a reti bianche e senza grosse emozioni, la sensazione era che in campo ci fosse una sola squadra, l'altra andava a strappi, senza un canovaccio da seguire, come una navicella portata dalle raffiche intermittenti di bora.

I cambi di modulo in corsa non hanno dato compattezza al complesso, anzi, sono sembrati estemporanei con giocatori confusi che non sapevano qual era il compito che dovevano svolgere. Viceversa i nostri avversari, nel loro tran tran senza troppi sussulti, sembravano come un carro armato che avanza lento per la sua strada, ma che sa che nulla può impensierirlo e che la sua meta alla fine la raggiungerà, in un modo o nell'altro.

Quando dopo pochi secondi della ripresa è arrivato il gol dei vicentini, si è subito avuta la sensazione che la partita fosse segnata e avrebbe avuto un epilogo negativo. Il solito rimpasto degli attaccanti, che oramai è diventato stucchevole: fuori quattro dentro gli altri quattro, non poteva sortire effetti positivi, ma solo confusione e una reazione emotiva senza costrutto dei quattro attaccanti esclusi inizialmente, che volevano dimostrare ma individualmente di meritare il posto tra i primi quattro nella partita successiva. Penso che il ruolo di attaccante sia uno di quei ruoli che emotivamente più risente della fiducia e della convinzione nei propri mezzi, che ti fa tentare delle soluzioni che altrimenti non cercheresti e che senza quella carica di tranquillità, nemmeno ricerchi limitandoti a fare il compitino.

Ma veramente pensiamo che cambiando in continuazione gli interpreti e facendoli giocare sempre per spezzoni di gara, si riesca magicamente a trovare la formuletta magica per far volare l'attacco? Non occorre fare degli esempi illustri di giocatori che in una squadra non cavano un ragno dal buco e in un'altra diventano dei killer d'area segnando caterve di gol! La fiducia per un attaccante fa morale, la fiducia è tutto! La squadra è scesa in campo schierandosi con un inedito, per quest'anno, 4-3-3, ovviamente più coperto e consono rispetto allo scapigliato schieramento che questi giocatori hanno dimostrato non essere in grado di sostenere. L'esperimento sinceramente non ha soddisfatto e il Vicenza ha preso in mano il pallino del gioco, senza fare faville ma da squadra che sa quello che vuole.

Certo la Triestina è sembrata inferiore, ma teneva senza rischiare nulla, il problema è che non riusciva a ripartire con una certa pericolosità. Costantino era isolato a battagliare tra due centrali veramente bravi e sicuri, Ferretti che faceva l'esterno destro, si sforzava ma penso non fosse nel suo ruolo più congeniale, Gatto era anonimo e senza iniziativa. Poi dopo 30' forse pensando di invertire l'inerzia, Gautieri è ritornato all'antico e Beccaro è stato spedito a destra, con Ferretti al centro ad appoggiare Costantino. E' sembrato subito che i giocatori avessero più dimestichezza e abitudine a giocare in questo modo, ma è pur sempre un modulo che finora non ha dato risultati e che ha creato grossi problemi di assetto e copertura difensiva.

Il gol è arrivato ad inizio ripresa ed è stato un gol appunto derivato da una mancanza di copertura su un giocatore, che dopo il liscio casuale di un suo compagno, ha potuto tirare indisturbato da otto/nove metri per la più facile delle conclusioni. Dopo è stato tutto un susseguirsi di rimescolamenti e di dibattersi, come appunto un pesce preso all'amo, ma non c'era nulla da fare, troppa la differenza che si palesava in campo. Il Vicenza è una signora squadra e ha ottenuto una delle più facili vittorie di questo suo inizio campionato, come sicuramente non avrebbe supposto prima della partita.

La nostra povera Unione invece è sembrata una rappresentativa di giocatori che si sono trovati ad un raduno e casualmente hanno messo la maglietta dello stesso colore. Finiti i sogni diamo ora un senso a questi lunghi mesi che ci porteranno alla fine del campionato, ohibò non è ancora finita l'andata..... La squadra, oltre tutto, è piuttosto attempata e costruita per vincere subito, non è fatta in prospettiva per costruire un futuro. Il più giovane è Procaccio, ma molti sono i trentenni che oggi ti possono dare il loro contributo, ma che domani si dovrà pensare a trovarne i sostituti.

Ora mercoledì ci sarà la Coppa Italia da onorare; può dare uno scopo e un obiettivo da raggiungere; non lasciamo nulla d'intentato, inoltre potrebbe darci una posizione favorevole nella griglia dei play-off, anche se far oggi questo discorso sembra utopistico, ma dobbiamo aggrapparci a qualcosa, altrimenti subentra la rassegnazione e il nostro classico disfattismo cosmico.

BRUNO GASPERUTTI

 

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