Lunedì, 30 Agosto 2010 15:09

Allenatori italiani all'estero: Dossena in Etiopia, Zaccheroni ct del Giappone

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Beppe Dossena in versione commentatore Beppe Dossena in versione commentatore

La Domenica Sportiva continua a perdere pezzi. La popolare trasmissione infatti nell’edizione 2010-2011

è apparsa rinnovata. Dopo 40 anni non ci sarà più la moviola (per scelta aziendale) e quindi il buon Tombolini non sarà più tra i partecipanti. Esclusi anche il conduttore Massimo De Luca e Teo Teocoli. Ci sarà Marco Civoli che lascerà invece le telecronache della Nazionale a Bruno Gentili, ex di “Tutto il calcio minuto per minuto” . Ma gli addii non si fermano qui. E’ notizia di poche ore fa che Beppe Dossena, ex allenatore della Triestina nel 1998, ha firmato un contratto di due anni per sedere sulla panchina della Juventus d'Etiopia, ossia il Saint George di Addis Abeba (23 scudetti vinti). Dossena, 52 anni, non e' nuovo al calcio africano, avendo già guidato per due anni la nazionale del Ghana. E restando sui tecnici italiani che militano all’estero c’è un’altra novità. Alberto Zaccheroni sarà infatti il nuovo allenatore della nazionale giapponese di calcio. Lo riferisce oggi a Tokyo il quotidiano Yomiuri, secondo il quale l'annuncio ufficiale dell'ingaggio del ct italiano da parte della federazione nipponica è atteso già nelle prossime ore. Zaccheroni, che sarebbe arrivato ieri "in segreto" in Sol Levante, si appresta a diventare il primo allenatore italiano nella storia della nazionale di calcio nipponica.
I due tecnici vanno così ad aumentare la colonia italiana all’estero. Una lista davvero lunga.

Ne ricordiamo solo alcuni. Capello, attuale ct inglese, aveva avuto anche in mano il Real Madrid, da lì l’appellattivo di “Don Fabio”.
Trapattoni, l’uomo che ha vinto in più paesi del mondo, ha trionfato in Austria con il Salisburgo, dopo aver vinto già in Germania con il Bayern, in Portogallo con il Benfica e in Italia con Juve e Inter. Ora guida la Nazionale irlandese. Alberto Bigon al Sion e all’Olympiakos Pireo; Walter Zenga, partito nel 2002 dal Nacional Bucarest (ottavo), per piazzarsi secondo l’anno dopo con la Steaua e vincere nel 2006 a Belgrado con la Stella Rossa (scudetto e coppa nazionale); poi Gaziantepspor in Turchia ed Emirati Arabi. Nevio Scala: Borussia Dortmund, Besiktas, Shakthar Donetsk, dove ha vinto il campionato, quindi lo Spartak Mosca. Ranieri: prima la Spagna (Atletico Madrid e Valencia), poi l’Inghilterra (Chelsea). E di nuovo il Valencia. A Madrid, sponda Atletico, arrivò e fallì come Ranieri (esonerato), anche Arrigo Sacchi, che poi da quelle parti è tornato, ma da direttore tecnico del Real.
Ancelotti al Chelsea, Mancini al Machester City, Gigi De Canio al Queens Park Rangers, Maifredi in Tunisia con l’Esperance, Del Neri al Porto (licenziato prima dell’inizio della stagione), Malesani con il Panatinaikos e Guidolin al Monaco. E poi gli italiani ct in altre parti del mondo: il compianto professor Scoglio con la Tunisia nel 1998 e con la Libia nel 2002, Dossena con Ghana, Albania e Paraguay (con quest’ultima nazionale fece il Mondiale in Giappone e Corea, da secondo di Cesare Maldini).
Cavasin al Bellinzona, Trombetta, prima, e ora Mandorini al Cluji in Romania e poi ancora Roberto Di Matteo in championship al West Bromwich. Ma c’è anche qualche nome meno noto, è il caso di Enrico Fabbro, un passato nel vivaio della Lazio, che ha scelto l’Africa e ha vinto il titolo nazionale in Algeria con il Mouloudia, una sorta di Juventus locale.
L’Italia, paese di santi, poeti e navigatori non è più dunque etichettato come quello di pizza, pasta e mandolino ma anche appunto di allenatori. Il made in Italy insomma, quando si parla di calcio, tira sempre.

 

 

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