
Crisi nell'ippica, Milano e Roma prima cancellate e poi riammesse
Aria di crisi nell'ippica italiana.
Se Trieste sembra risentirne parzialmente altrove questa è più marcata tanto che nei giorni scorsi sono arrivate delle drastiche decisioni. L'Unire ha infatti deciso di chiudere le corse negli ippodromi di Roma, Milano, Ravenna e Livorno. Questo il comunicato della stessa Unione nazionale per l'incremento delle razze quine datato 12 di febbraio. "La riunione odierna del Consiglio di amministrazione si è incentrata inizialmente sulla situazione venutasi a creare a seguito della mancata firma della proroga della convenzione da parte di alcuni ippodromi italiani.
È stato ribadito da tutti i componenti il Consiglio il rammarico per la situazione in atto, che, tuttavia, contrariamente a quanto affermato da alcuni giornali e da esponenti del mondo ippico e della politica, non può essere addebitata all’Ente.
L’Unire ha chiesto a tutti gli ippodromi di continuare la propria attività - fino al rinnovo della convenzione - alle condizioni vigenti, in ragione dei vincoli di bilancio che non consentono aumenti a favore delle società di corse, se non a danno di altre voci altrettanto importanti quale quella relativa al montepremi; alcuni ippodromi non hanno ritenuto di accettare la proposta così formulata, con ciò costringendo l’Ente a toglierli dalla programmazione nazionale, giacché non è immaginabile che si svolgano corse in impianti non legati contrattualmente all’Unire.
La convocazione, giunta in data odierna da parte del Ministero delle politiche agricole, per un incontro da tenersi il prossimo 23 febbraio, offre un’ottima occasione di confronto per definire quale tipo di rapporto debba delinearsi con il mondo degli ippodromi considerata la diminuzione delle risorse rispetto al passato". Le reazioni non sono tardate ad arrivare. Quattro giorni più tardi infatti un appello per il rilancio dell'ippica italiana e per scongiurare la chiusura degli ippodromi di Roma Capannelle, Tor di Valle, S. Siro, Ravenna e Livorno è stato promosso dal capogruppo del Pd nella commissione Agricoltura della Camera Nicodemo Oliverio e sottoscritto da tutti i componenti del gruppo democratico della XIII commissione di Montecitorio. "Poco più di un anno fa - si legge nell'appello - approvammo in Parlamento un emendamento che stanziava 150 milioni di euro per contrastare e superare la grave crisi dell'ippica italiana". Ma "a distanza di un anno, il bilancio e' pessimo. A parte qualche iniziativa di carattere propagandistico e qualche nomina ministeriale, il governo non ha fatto nulla per riformare strutturalmente l'Unire (l'Unione nazionale per l'incremento delle razze equine)". Inoltre, recita ancora il documento, "giudichiamo estremamente dannosa la decisione dell'Unire di chiudere, nonostante abbia ricevuto 150 milioni di euro di finanziamento, gli ippodromi di Roma Capannelle, di Tor di Valle, di S. Siro, di Ravenna e di Livorno. Nell'attesa chiediamo al Governo, ed in particolare al ministro Zaia, di scongiurare la chiusura degli ippodromi. In assenza di un concreto piano di ristrutturazione e rilancio, questa scelta si configurerebbe come una soluzione scriteriata, priva di un reale impatto sul sistema e molto dannosa in termini sociali visto che le ricadute effettive sarebbero prevalentemente sui bilanci delle migliaia di famiglie che perderebbero la propria principale fonte di reddito". Ma 48 ore più tardi ecco il dietro-front. A seguito di quanto concordato in occasione dell’incontro presso il Ministero delle politiche agricole, gli ippodromi di Roma Tor di Valle e Capannelle e di Milano S.Siro sono stati reinseriti nella programmazione delle corse fino al 28 febbraio. Nella riunione del 24 prossimo, alla presenza del Ministro Zaia, verranno discusse le clausole contrattuali sulle quali a tutt’oggi non vi è accordo.