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Bruno Gasperutti a Muggia

Le prime impressioni di Bruno Gasperutti sulla nuova Triestina: "Squadra formata con buon senso ed equilibrio"

21 Agosto 2026
di vicedirettore

Cara vecchia e amata Unione, ti avevamo lasciata quasi quattro mesi fa allo stadio Rocco con i vicentini che festeggiavano la promozione in Serie B, e ti ritroviamo nel civettuolo stadio muggesano molto più consono alla categoria di appartenenza, dopo un’estate che ti ha scosso dalle fondamenta.

Quattro mesi son passati e finalmente ricominciamo a parlare di calcio giocato, anche se in questo periodo non ci siamo fatti mancare niente riguardo le notizie sulla Società, anzi sull’esistenza stessa della Società.

Grazie a dei dirigenti di provata abilità come Giuseppe D’Aniello in primis e poi Daniele Delli Carri, esistiamo ancora e possiamo guardare al domani con la speranza di un futuro migliore. Questa ripartenza mi ha fatto tornare con la mente al Ferragosto del 1994 quando dopo un’altra estate turbolenta durante la quale Giorgio Del Sabato aveva preso in mano il timone della squadra salvandola dal fallimento l’aveva presentata al Rocco davanti ad un migliaio di spettatori contro la squadra messicana del Guadalajara: 0 a 3 il risultato finale ma non era questo l’importante, quanto la sensazione che avevo provato già allora, di qualcosa di nuovo che ricominciava e la felicità di rivedere le magliette rossoalabardate nuovamente in campo dopo i timori di aver assistito alla fine di un’era.

Anche allora c’era stata la curiosità di vedere i nuovi alabardati che il nuovo DS Walter Sabatini, un giovane ambizioso sulla rampa di lancio, aveva portato a Trieste. Di quella squadra che voglio ricordare nella sua prima versione: Azzalini, Pivetta, Birtig, Pavanel, Zocchi, Tiberio, Jacono, Polmonari, Marsich, Intartaglia, Marzi. Avevo visto giocare il solo Marsich e poco Tiberio e il desiderio di conoscere i volti nuovi dei prossimi alabardati era tanta, tale e quale quella che ho avuto stavolta. Curiosità di vedere come stanno assieme, carpirne i segreti, la funzionalità, le caratteristiche tecniche, cercare di capire se pur alla prima uscita nei 90’, e con tutte le incognite del caso, la squadra avesse la chimica giusta per competere e per quali traguardi.  
E veniamo alla partita, con tutte le avvertenze del caso trattandosi di una prima uscita (dopo il triangolare di Sistiana) da paragonare alle sgambate sull’altopiano degli anni passati, con dei giudizi difficili da dare, in quanto tanti erano i giocatori da osservare e si rischia sempre di essere affrettati o poco obiettivi.

In genere quando osservi tanti giocatori, quello che ti rimane di più impresso ad una visione complessiva e superficiale, sono le loro giocate o i loro strafalcioni e per questo si rischia sempre nel dare giudizi di essere affrettati e di prendere cantonate, ma questo sono venuto a vedere e una prima impressione la voglio dare.

Intanto due righe sulla partita bisogna dirle, risultato finale che conta poco o nulla: 3 a 1 per gli alabardati, frutto di due erroracci uno per parte e di poco altro. Poi da dire di due frazioni ben distinte: primo tempo con una Triestina che ha cercato di fare la partita e non ci è riuscita, perché troppo macchinosa, lenta, senza idee, direi con poca personalità, pochi sbocchi e soluzioni offensive, poi una ripresa migliore, direi positiva. Molto meglio il Muggia che se ne stava sulle sue, ma dava l’impressione di essere meglio impostato, con le idee chiare e molto rapido negli affondi, trovando anche più spazi nei quali si inserivano i suoi giocatori. Di concreto abbiamo visto la rete di Zetto che ha approfittato di un clamoroso errore in fase di costruzione dal basso di Ba, che si è incartato sul pallone e se lo è fatto strappare centralmente da Zetto che, fatti due passi, dal limite ha infilato l'incolpevole Turrini. Poi di questo primo tempo abbastanza monotono, lento e masticato degli alabardati e senza emozioni, possiamo ricordare alcune conclusioni fuori dallo specchio del Muggia, un tiro di Velner ben respinto a terra da Turrini, però dopo una azione inficiata da un clamoroso fallo di Crosara su De Marco in ripartenza che l’arbitro non ha visto. Per la Triestina solo un affondo sulla sinistra con cross che ha attraversato tutta l’area piccola, senza che nessuno sia riuscito ad approfittarne.

Come impostazione la Triestina si è presentata giocando a quattro in fase di non possesso, mentre in fase di costruzione il terzino sinistro Giusti si alzava con De Marco che a destra stringeva le linee. In questa prima fase a centrocampo la palla girava lentamente in modo scolastico, nessuno aveva uno spunto vincente, nessuno verticalizzava e i difensori del Muggia non avevano preoccupazioni di sorta. A destra Vranic non trovava assistenza, mentre a sinistra la catena Giusti-Cacciopoli dava almeno l’impressione di provarci. Centralmente Corti non ha mai trovato né uno spunto, né è stato servito adeguatamente; Beltrame non ha dato quel quid in più che si aspetterebbe da un trequartista che giostra alle spalle dell’attacco e che poi dovrebbe affiancarsi in fase conclusiva alle punte. Quindi poca Triestina e invece buon Muggia in questa prima fase.

Al rientro corroborati da un thè rinfrescante in questo pomeriggio afoso, gli alabardati hanno invece fatto vedere qualcosa d’interessante. Intanto bisogna dire che il Muggia aveva nelle gambe meno allenamenti della Triestina e via via ha provveduto a rivoluzionare la squadra inserendo tante seconde linee, mentre gli alabardati hanno sveltito il loro gioco, soprattutto per grande merito di Di Livio, che con personalità ha preso in mano il pallino del gioco facendo correre il pallone velocemente e finalmente verticalizzando la manovra che è sembrata più spigliata. I gol sono arrivati, ma non era questo l’importante, quanto vedere finalmente qualcosa di positivo: oltre alla maggior fluidità e ritmo, il giovane Delgado a sinistra intraprendente quanto mai anche se da disciplinare, l’accentramento di Vranic maggiormente dentro il gioco e che a destra ha trovato una buona sintonia con Cacciopoli veloce e verticale. Dietro la Triestina non ha avuto grossi problemi ed è sembrata discretamente accorta, i portieri sono rimasti inoperosi, i centrali tutti di buona stazza non hanno avuto grosse ambasce, anche se il bomber Ciriello poco assistito, ha sempre dato l’impressione di essere un pericoloso crotalo sempre in agguato pronto a sferrare il morso decisivo.

Detto della partita veniamo ai singoli, sempre però con l’avvertenza che il giudizio è molto rischioso e potrebbe essere avventato, visto il periodo di preparazione e il tempo di osservazione molto ridotto, ma è un primo impatto visivo.

Dei portieri poco da dire; sono rimasti inoperosi e si sono visti di più nella gestione del pallone con i piedi, battuto senza colpe da Zetto Turrini, autore poi di una parata a terra con prontezza. Sicuri i centrali tutti ben piazzati fisicamente con una nota per Bassini che mi sembra quello più dotato al lancio in verticale per ribaltare l’azione con una buona potenza e precisione. Dei terzini, ordinato ma un po’ scolastico De Marco che ha mantenuto la posizione arretrata appoggiando poco o niente la fase offensiva, mi sembra dotato di una buona velocità di base e buon fisico. Più intraprendenti Giusti che come detto si alzava in appoggio e sintonia con Cacciopoli e il velocissimo Delgado che a mio avviso va disciplinato perché troppo frenetico, ma che è sembrato una spina nel fianco della difesa avversaria, molto voglioso e verticale. A centrocampo da rivedere Ba, che è dotato di corsa e fisico, ma è più un incontrista che un distributore di palloni, a suo demerito la rete subita: nella posizione in cui si trovava è estremamente pericoloso perdere il pallone e bisogna essere più sbrigativi e a volte scolastici; nel finale è stato anche schierato da terzino destro, ma oramai la partita andava spegnendosi. Discreto Moschella dal buon palleggio, ma in un centrocampo molto macchinoso ha avuto poche possibilità di farsi notare, meglio nella seconda parte della ripresa a fianco di Di Livio. Da rivedere Beltrame che non ha trovato la posizione dietro a Corti, non è riuscito mai a scambiare con lui né a cucire il gioco tra centrocampo ed attacco, meglio di lui Vranic nella ripresa, giocatore dotato di ottimi piedi, di fisico e di uno spunto interessante; nel primo tempo un po’ troppo isolato a destra ha ingaggiato un bel duello con un Pizzul sempre molto ordinato e positivo. Ferretti visto nella ripresa è sembrato buon giocatore, interessante, ma mi riprometto di rivederlo perché in questa ripresa chi mi ha rubato l’occhio è stato Di Livio, gran protagonista e vero regista della squadra a cui ha fatto cambiare passo. Personalità, piedi, rapidità e visione di gioco, ma debbo anche lui rivederlo in un altro contesto, perché mi è sembrato troppo bello per essere vero. Da ultimo veniamo alle punte: Corti e Sorrentino mi sono sembrati molto veloci, fisicamente ben messi, ma a prima vista non sembrano dei rapaci d’area di rigore, non sono dei “De Falco”, sembrano più degli attaccanti di movimento che creano spazi, che vanno sì in verticale ma non finalizzano con la dovuta incisività. Ovviamente vanno rivisti quando la squadra girerà in modo più organico, quando tutta la condizione generale sarà migliorata, quando Beltrame riuscirà a legare il gioco alle loro spalle. Sorrentino a suo beneficio si è avvalso della maggior intraprendenza di Vranic alle sue spalle e ha segnato una rete in mischia nell’epilogo finale. Ancora due parole sul giovane Cacciopoli, che mi è piaciuto; purtroppo giocava sempre dall’altra parte del campo e qualcosa può essermi sfuggito, ma mi è sembrato molto intraprendente e sia nel primo che nel secondo tempo sbrigativo e sufficientemente incisivo. E’ stato bravissimo ad approfittare di uno scontro tra il portiere e il difensore e infilare la porta con un diagonale non banale, da una posizione molto difficile. Credo alla fine che le note più confortanti, siano arrivate dai ragazzi fuoriquota tutti ben sufficienti, per il resto siamo alle prime battute e bisogna avere pazienza essendo una squadra totalmente nuova ancora da amalgamare, ancora da trovare la chimica giusta, ma il curriculum di diversi "anziani/esperti" che dovrebbero formare l’ossatura della squadra, sta lì a comprovare e confortare che la squadra è stata formata con tanto buon senso ed equilibrio. Oggi va così, domani sono certo che le cose miglioreranno: bisogna avere fiducia e pazienza comunque sempre Forza Unione!

BRUNO GASPERUTTI