
Giuseppe Padulano, da pallavolista di serie B a questore di Trieste
L’aver giocato in serie B con i Vigili del Fuoco di Napoli è uno dei ricordi più gradevoli per il questore di Trieste Giuseppe Padulano.
Regista del gioco allora, regista di delicatissime operazioni investigative poi. Padulano è stato per quattro anni responsabile della polizia italiana in Centroamerica, prima di diventare questore di Imperia e di Udine. Nel tempo libero Padulano, 65 anni da compiere, ci mette poco a inforcare la bici, lui che gli ostacoli non li inforcava certo quando correva i 60 metri. L’ultima volta che l’abbiamo incontrato era qualche settimana fa sull’altopiano triestino, vicino alla palestra di Repen dove si svolgeva un torneo preparatorio al Mondiale femminile di volley. Padulano, smontato dalla bici, è entrato nell’impianto e ha rispolverato d’improvviso i ricordi di un passato sotto rete. Oltre a volley e atletica, il questore di Trieste ha praticato a buon livello il calcio, ma oggi non fa mistero che alla propria figlia avrebbe fatto indossare più volentieri le ginocchiere che gli scarponi da sci.
"Per me la pallavolo è uno sport fantastico: unisce velocità, riflessi, doti atletiche, forza, esplosività. E poi è un ambiente perfetto. Pensi che ho fatto anche l’allenatore della squadra femminile del mio liceo. - sorride -. Oggi? Lo sport mi serve per scaricare la tensione”.
In tempi recenti Padulano, investigatore di riconosciuto spessore, ha portato a termine impegni importanti come la visita a Trieste del presidente russo Vladimir Putin. A Udine ha fatto il callo ai problemi legati alle opposte tifoserie del pallone.
"Quando affronti le partite di calcio come questore il tuo stato animo è completamente diverso rispetto alla pallavolo. Allo stadio c’è tensione, c’è astio tra tifosi. Nella pallavolo invece no. E’ un problema di etica sportiva e di cultura”.
Come si valuta il profilo della sicurezza intorno a un evento come il Mondiale di pallavolo femminile?
"Si fa una valutazione approfondita dello scenario internazionale. Con il contributo dei servizi centrali si crea un circuito dettagliato di informazioni che possono servire a prevenire atti che possono minare la sicurezza di atleti e spettatori. E’ un lavoro di buona organizzazione su spostamenti e logistica”.
Reputa Trieste, nella media mondiale, una città tranquilla?
"E’ un luogo ideale per tradizione sportiva, per vivibilità e serenità e c’è un buon livello di sicurezza garantita”.
Lei ha combattuto il narcotraffico in Colombia. Poliziotti e sportivi devono avere in comune una qualità: il coraggio.
"Coraggio, ma soprattutto consapevolezza dei propri mezzi. In qualsiasi tipo di situazione non bisogna esasperare gli stati d’animo, ma conservare l’equilibrio. Non si tratta di essere eroi, né nello sport, né nella polizia”.
Anche la polizia vince con il gioco di squadra.
"Sì. Le fortune di un questore derivano dallo scegliersi funzionari all’altezza. E devo dire che in questa Questura di funzionari all’altezza ne ho. E’ un lavoro di team, ognuno deve portare il contributo d’idea, altrimenti non si va da nessuna parte”.
Verrà al Pala Trieste/PalaRubini come questore o come appassionato di volley?
"Verrò come appassionato. Abbiamo organizzato tutto ciò che serve per ciò che riguarda le forze di polizia. Non vedo l’ora di godermi lo spettacolo sportivo”.