
L'Inter si avvicina allo scudetto vincendo a Udine, decisiva la mentalità vincente
Le indicazioni della tabellonistica autostradale davano tre chilometri di coda all’uscita di Udine Sud alle 18.45. Quasi una mezz’ora più tardi c’è già il posteggio selvaggio dietro la curva Nord, quella del tifo più caloroso dello stadio Friuli – Bluenergy Arena. E all’interno dell’impianto situato nel quartiere dei Rizzi, un gioiellino anche nelle sue parti interne dopo il rimodernamento di qualche anno fa (con la visuale però un po’ lontana dalla metà in su di certi settori), c’era una buona festa di tifosi ospiti nell’ambito del tutto esaurito registrato, ma è spesso così nei capoluoghi provinciali quando arriva una big del calcio.
E le due curve si sono date da fare nel sostenere le rispettive formazioni in alternanza, senza farsi mancare qualche provocazione. Il conto alla rovescia per la matematica per lo scudetto nerazzurro, già iniziato da qualche tempo nell’ambiente della Beneamata, è ormai arrivato vicino alla conclusione grazie al +14 in graduatoria sul Diavolo rossonero (per quanto il Milan sia stato il migliore degli ultimi due mesi nei principali campionati europei).
Se le cose dovessero andare bene per i meneghini, la certezza del tricolor potrebbe arrivare in due partite. I lombardi, che al massimo hanno totalizzato 92 punti in una stagione, potrebbero anche stabilire il record di miglior classifica personale, arrivando a 103.
Intanto, dopo 31 giornate disputate in serie A, ne hanno 82 e solo una volta una compagine fece meglio in tale statistica in questo momento dell’annata (la rivale Juventus, che tra l’altro è stata l’unica prima prima dell’Udinese a passare in vantaggio contro i ragazzi di Simone Inzaghi in questa annata).
E restando alle curiosità….l’1-0 friulano è nato da un (tiro)-cross di Lazar Samardzic – dopo una palla rubata sulla mediana dal grintoso Kamara – e il mancino serbo – tedesco, deviato da Carlos Augusto, era stato a un passo dall’andare all’Inter la scorsa estate come ben noto e il tutto si arenò a visite mediche effettuate (un caso unico) e con il giocatore “parcheggiato” in un hotel milanese. E….se il portiere Okoye ha effettuato tre parate molto importanti nel primo tempo, contribuendo a permettere ai suoi di mettere poi il naso avanti (a fronte del 77% di possesso palla avversario nei primi 48’, considerando i 3’ di recupero), ha poi fatto un’uscita scriteriata, travolgendo Thuram e portando al rigore di Calhanoglu, che ha infilato il suo decimo gol stagionale e il 15mo penalty su 15 in maglia nerazzurra.
E dopo esser riuscita a tener botta per gran parte della ripresa con sacrificio e ordine al pressing costante dell’Inter, l’Udinese sembrava poter portare a casa un punto, dando la sensazione di essere cresciuta nell’atteggiamento dopo i cambi (effettuati per la prima volta tutti e cinque in modo diverso rispetto agli standard canonici di mister Cioffi) tanto da provare un paio di contropiedi minacciosi.
E invece l’inesperienza l’ha condannata al cospetto di un’avversaria che ci ha creduto fino alla fine, pur non avendo una serata di buone giocate da parte di Lautaro Martinez e del figlio d’arte suo compagno di reparto (bene invece Mkhitaryan e Barella, a sprazzi Dimarco e “Calha”, che hanno alternato buone cose a momenti di ordinaria amministrazione).
E l’esultanza sfrenata di tutto il gruppo vincitore dopo l’1-2 e nel dopo-partita è l’emblema di una forte mentalità vincente. All’Udinese restano invece altri due infortuni (Lovric e Thauvin) a condizionare una rosa mai al completo e magari non eccelsa tecnicamente e rimane soprattutto un calendario non facile. Però quando la strada sembra in salita….“ partita finire quando arbitro fischiare tre volte” (Cagliari docet).
