
Triestina-Pergolettese 1-2, Gasperutti: "Squadra mentalmente bloccata, pallone pesantissimo e Galazzi l'uomo in meno"
Faccio una premessa: sono un tifoso come tanti altri e mi fa male al cuore quando devo parlare male della mia squadra del cuore,
ma onestà intellettuale vuole che debba raccontare quello che vedo e non cercare di arrampicarmi sugli specchi per giustificare una prestazione veramente sconfortante. Partiamo dai nostri avversari, sono venuti a Trieste da terz'ultimi in classifica e presumo che il loro obiettivo più ambizioso fosse quello di raccattare in qualche modo un pareggio per muovere la loro scadente classifica. Fin dal primo minuto invece hanno fatto la partita, bene organizzati e quadrati, con un gioco semplice ma efficace, che li ha portati nei primi 45' a doversi rammaricare per il risultato parziale bloccato sullo 0-0, dopo aver sprecato almeno 4 palle gol, di cui una salvata sulla riga da Volta a portiere battuto e altre due piuttosto semplici.
Quando nella ripresa dopo 3' è stato espulso Lambrughi, ho pensato: forse con i lombardi in 10, almeno il pareggio è al sicuro, ma sulla gara aleggiava una strana aria. Infatti pur in 10 la Pergolettese ha continuato a fare la sua partita, sempre ben ordinata, coperta com'era giusto fosse e senza soffrire l'inferiorità giocando come se nulla fosse successo.
Un'azione in profondità dei nostri avversari, come in precedenza ne avevano fatte tante altre e su un cross radente Rapisarda era il più rapido a infilare la nostra porta. Era la logica conclusione per una superiorità dimostrata fino a quel momento, più mentale e di spensieratezza che di individualità e di tecnica.
Ma in questa gara la Triestina era così imbarazzante da non riuscire a svolgere non dico un'azione logica, ma una sequenza semplice di tre passaggi consecutivi, basti pensare che l'unico tiro nello specchio oltre alla punizione vincente di Gomez, è stato fatto da Procaccio all'89'.
Già dalle prime battute la squadra alabardata era sembrata mentalmente bloccata, sembrava che il pallone pesasse una tonnellata e coloro che ne entravano in possesso non vedevano l'ora di liberarsene al più presto. L'unico che non aveva paura di assumersi qualche responsabilità era Sarno, cui almeno il pallone non scottava, anche se poi alla fin fine non ha prodotto nulla; poi anche lui è stato assorbito nel grigiore che lo circondava. E' stato quando è ritornato a giocare da trequartista dietro alle punte, lasciando il ruolo di esterno a Iotti, ruolo che gli consente ad avere più spazio per le sue piroette: è evidente che con il passare degli anni le sue condizioni fisiche non gli permettono un ruolo centrale, dove viene soverchiato dall'atletismo degli avversari. La mossa di Bucchi comunque era logica, perchè proprio sulla fascia sinistra la Pergolettese aveva affondato diverse volte, creando consistenti pericoli e mettendo in ambasce Rapisarda, che poi per inciso non s'è più ripreso, causa la libertà concessa agli avversari che scendevano su quel lato.
Sull'altro versante Procaccio sempre con generosità cercava di battersi, ma purtroppo il ragazzo non sembra più lucido e intraprendente come lo avevamo conosciuto negli anni scorsi, probabilmente a causa dei tanti infortuni patiti e dal troppo utilizzo che questo calendario folle, ha imposto a un numero risicato di giocatori, causato dobbiamo dirlo, ai troppi infortuni patiti dalla rosa.
Poi c'è Galazzi che merita un discorso a parte. Il ragazzo l'abbiamo visto ai suoi esordi al Rocco ed era sembrato veramente un bel prospetto: è giovane, esuberante, ha fantasia, corsa e un discreto piede. Dopo l'infortunio e il mercato autunnale che ha estremamente impoverito la difesa dell'Unione, gli è stato ritagliato un ruolo di terzino che "a mio avviso" non gli è proprio e che "a mio avviso" non sa fare e sempre "a mio avviso" lo limita notevolmente nelle sue potenzialità. E' diventato un uomo in meno, non la ciliegina sulla torta che poteva essere.
Il centrocampo. Dopo le prime partite, Giorno aveva preso stabilmente il posto centrale nella mediana davanti alla difesa dando sostanza e ordine anche agli altri componenti del centrocampo. I risultati sono cominciati ad arrivare e sembrava proprio che finalmente mister Bucchi avesse trovato la quadra giusta. Poi somma sfortuna, ha avuto un grave infortunio e con lui, ma anche con qualche altra defezione importante, è venuta a mancare quella geometria e quel palleggio essenziale a preparare la fase offensiva. Fateci caso, ma gli attaccanti non hanno più segnato, anche se obiettivamente nemmeno prima facevano caterve di gol. Poi è arrivato Sakor e almeno in me ha destato una certa curiosità e devo dire che mi è sembrato anche lui uno su cui poter lavorare, per plasmare in qualche modo un centrocampo affidabile; ma anche lui è finito in infermeria.
Però con tutti i distinguo del caso, la "sfiga" bisogna andarsela a cercare e non è un caso, se la squadra debba patire una serie infinita di infortuni, perchè ce la stiamo portando dietro da anni, quindi le cause vanno ricercate e possibilmente risolte. Qui si potrebbe aprire un altro capitolo per discuterne approfondendo il tema, ma mi dilungherei troppo: a chi di dovere studiarne i rimedi.
Ultimo tema che mi sento di toccare in questa occasione, è il progetto. Inizialmente avevo approvato il discorso fatto in estate da Milanese, su un progetto biennale, con un buon allenatore giovane, ambizioso e anche capace, per raggiungere il primo anno una buona posizione nei play-off (poi senza porre limiti alla provvidenza), preparando uno zoccolo duro su cui inserire l'anno dopo, le pedine giuste e dare l'assalto all'agognata serie B. Tutto buono e tutto bello, ma dopo 8 mesi devo dire, sempre a "mio avviso" che questo progetto mi sembra perlomeno traballante. Io non vedo uno zoccolo duro su cui costruire qualcosa, scorro i nomi che compongono la rosa e trovo che il più giovane in rosa salvo i prestiti, è Procaccio classe '96 (quindi il prossimo anno 26/27 anni), dopo di lui troviamo Negro classe 95' e Gomez classe 94'. Tutti gli altri superano i 30 anni, con un buon numero di loro a fine contratto e una serie di scommesse (presumo di proprietà) che sono state date in prestito a farsi le ossa, in squadre di levatura inferiore.
Con queste premesse, quali saranno le basi il prossimo anno per formare una squadra competitiva, per competere probabilmente con Vicenza, Pordenone e le deluse di quest'anno come Padova (?), Renate, Albinoleffe, Feralpi e qualche sorpresa che sta sempre dietro l'angolo? Io sono perplesso, ma non sono certamente io a poter dare la risposta per la risoluzione del problema, posso solo enunciare dei fatti concreti, ed esprimere i MIEI dubbi.
BRUNO GASPERUTTI



