
Triestina-Renate 2-0, Gasperutti: "Unione, un diesel che arriverà in fondo"
Ultimo sabato di campionato per pochi intimi e vittoria che allunga la striscia positiva,
contro un ostico avversario che a sua volta vede interrotta la sua.
Vittoria molto preziosa perchè sofferta e cercata, che dà quindi molta più soddisfazione e accresce l'autostima nella squadra al di là dei due punti guadagnati. Le notizie meno buone arrivano dagli altri campi, dove al di fuori delle deludenti Ternana e Vicenza, vincono tutte le altre, mantenendo immutate le distanze in classifica. Un'altra piccola delusione viene dagli spalti del Rocco; che avesse ragione Fantinel quando li riempiva con i tifosi virtuali? Perchè la Triestina ne ha sempre di più virtuali che effettivi, il deludente Vicenza ne porta di più in trasferta che noi al Rocco. Certo noi paghiamo i rigori dell'inverno, la bora, il freddo, la pioggia, la jota che resta sullo stomaco, il nostro bel Carso con le sue ospitali “osmize”, ora pagheremo il caldo, l'afa, il nostro splendido litorale barcolano: siamo sfortunati a Trieste, sportivamente parlando, però in compenso parliamo tanto e siamo anche molto critici.... con gli altri.
Ma basta polemiche, così è e così sempre sarà, per fortuna la squadra quest'anno continua a dare grandi soddisfazioni e giornata dopo giornata acquisisce mentalità e sicurezza. Le ultime partite disputate al Rocco sono tutte sulla stessa falsariga: un inizio da squadra diesel, con un crescendo “Rossiniano” nel finale quando l'accorto Pavanel cambia.... “le carte in tavola”, grazie ad un'ottima gestione della rosa lunga e scombussola i piani dell'avversario, proprio quando era convinto di avercela fatta.
La Triestina è una squadra ordinata, gioca un calcio piacevole, tutti i suoi componenti danno quello che viene loro chiesto con spirito e dedizione: è una squadra che arriverà in fondo. Poi certamente l'esito finale del campionato dipenderà da tanti fattori, il pubblico quando fa un consuntivo guarda di più il risultato che il modo in cui è stato conseguito, ma fin d'ora possiamo dire che la squadra e la società sono state conformi, a quanto avevano promesso in partenza; ora possiamo solo sperare che anche la conclusione sia adeguata agli sforzi prodotti.
Tutti i giocatori scesi in campo contro il Renate sono stati più che sufficienti, dall'ottimo Offredi che con due parate salva risultato ha mantenuto la sua porta inviolata per la terza partita consecutiva; sempre più sicura la difesa, che ha concesso solo un paio di sbavature; in particolare mi è piaciuto Formiconi che ha spinto tantissimo, tanto che complessivamente la fascia destra ha prodotto molto di più, rispetto a quella opposta. A centrocampo i due mediani hanno fatto più contenimento come il modulo richiede e non abbiamo visto Maracchi prodursi nei suoi affondi in area avversaria. Quando Pavanel ha riproposto le due punte centrali di peso, ecco che il subentrato Steffè con una percussione ha fornito a Mensah una buona palla in area e la gran giocata di Davis ha fatto il resto. In attacco abbiamo tanti interpreti dalle caratteristiche diverse; Pavanel ne sceglie di volta in volta quelli che devono cominciare, ma poi i subentranti sparigliano le carte e per i difensori diventa difficile adeguarsi in fretta ai nuovi arrivati che sono perdipiù anche freschi. Questa è una grossa arma in possesso alla squadra e Pavanel ne approfitta con avvedutezza.
Il Renate ha dimostrato di essere una buona squadra, come tutte del resto quelle viste a Trieste, tutte sanno difendersi, tutte coprono bene gli spazi e ripartono con pericolosità, sembrano tutte costruite con la carta carbone; poi alla fine però sono le individualità che fanno la differenza. Penso che in Italia costruiamo tanti buoni giocatori, i nostri allenatori insegnano l'abc del calcio e tutti hanno fondamentali e corsa più che discreti, ma l'estro? Come i “branzini d'acqua dolce” sono tutti belli da vedere, di buona taglia ma sono insipidi, manca l'estro, l'imprevedibilità, magari il dribbling che crea la superiorità come si vedeva molto più spesso in un tempo passato; oggi la prima cosa che si dice al giovane allievo è: "passa la palla". Tutto giusto, ma non si deve reprimere il ragazzino che ha dei numeri, ma solo insegnargli a metterli a disposizione della squadra. Tutti noi più anzianotti ricordiamo Sivori, Garrincha, Pelè, Best e le loro piroette stordenti, meno dei pur grandi metronomi, che pur hanno fatto la storia del calcio, ma non hanno rapito la fantasia.
BRUNO GASPERUTTI



