Skip to main content

Stefano Lotti, da "gelataio" a mister della Triestina

13 Agosto 2014
di vicedirettore
Passi alla sera per qualche campetto a sette e ti accorgi di lui.

Difende, imposta, attacca, segna, dà le indicazioni ai compagni. Ne resti ammirato. Due piedi buoni e un’intelligenza calcistica notevole. Un leader insomma. Sono queste le doti dimostrate fin da bambino da Stefano Lotti, neo allenatore alabardato e se a ciò si aggiunge una grande passione ecco che il quadro è completo. Su questi campetti si diverte e si svaga con gli amici. Nel resto della giornata tanto lavoro, dapprima consegna con un camion, a bar e rivendite, una nota marca di gelati, poi sui campi a undici insegna calcio ai giovani. Il tutto con estrema serietà e professionalità. “Spero di poter giocare ancora a sette -dice Lotti- anche ora che ho ricevuto questo che per me è un prestigioso incarico. Sarò naturalmente più impegnato di prima anche perché allenare l’Unione porta via tanto tempo. Chiederò insomma un po’ di pazienza in più alla mia famiglia, a mia moglie Elena e a mia figlia Alice, per cui qualche partita riuscirò ancora a farla”. Una famiglia a cui Stefano è molto legato. “Mio papà Mario -continua il tecnico- è il mio primo tifoso, mi segue da sempre ma anche le mie sorelle non scherzano, sono decisamente tremende…”. Stefano inizia a giocare nelle giovanili della Triestina, poi 8 anni in serie D chiudendo nel Valdagno. Un brutto infortunio e stop alle speranze di fare carriera. Nel 2000 ottiene il patentino per allenare sino alla serie D. Non ha predilezioni particolari per i moduli da schierare: “Tutto dipende dalle caratteristiche dei giocatori che ho a disposizione. Quello che è certo -prosegue Lotti- è che non metterò mai un giocatore fuori dal ruolo in cui rende di più. Questo di norma, poi ovviamente in casi particolari potrebbe anche accadere ma sarebbe solo per delle cause di forza maggiore”.

A Lotti piace lavorare con i giovani: “Le mie prime esperienze da allenatore -dice ancora- le ho fatte alla guida della prima squadra del Trieste Calcio, tre campionati tra Promozione ed Eccellenza. Poi ho scelto il settore giovanile e qui le soddisfazioni non sono mancate, di mezzo c’era infatti la Juventus. Avevamo stretto un accordo con lei, una collaborazione di due anni che è servita a me per imparare molte cose potendo frequentare dei corsi a Torino, e poi è servita pure alla società per mettere le basi per il futuro. E i frutti si stanno vedendo ancora adesso”.

Tra le doti di Lotti da sempre l’umiltà e la voglia d’imparare: “Sin da quando ero giocatore -dice- cercavo di apprendere il più possibile dai miei tecnici. Ho avuto come maestri i vari Del Neri, Glerean e Costantini che mi hanno dato tanto”.

Al neo allenatore alabardato piace il bel calcio. “Ammiro quei tecnici che fanno giocare bene le proprie squadre -continua- facendo divertire gli spettatori. A tal proposito ho apprezzato ultimamente i vari Conte, Garcia e Ventura. Mi piacerebbe regalare ai nostri tifosi le emozioni che loro anche regalato ai propri. Non naturalmente nei risultati per noi inarrivabili ma almeno con le prestazioni in campo dei miei ragazzi”.

Ma come s’immagina Lotti l’esordio al Rocco? “Le emozioni saranno per me forti. Io che mi emoziono già quando da spettatore entro in uno stadio, figurarsi entrare da allenatore al Rocco, lo stadio della mia città”.

In chiusura non può mancare un pensiero alla stagione che sta per iniziare che Pontrelli ha definito di transizione: “Quella alabardata è una società che ha avuto parecchi problemi negli ultimi anni -conclude- e ora naturalmente dovrebbe essere la stagione dell’azzerramento di tutto ripartendo con i piedi di piombo e a piccoli passi. La nuova proprietà ha le idee chiare e ha un’ottima visione per programmare il futuro da queste parti. Bisogna lavorare con i giovani aggiungendo possibilmente qualche elemento di categoria. E in serie D, rispetto alle categorie superiori, lo si può fare tranquillamente”.

Dopo una chiacchierata con Stefano Lotti ci si rende conto di avere davanti a sé una persona educata, equilibrata, cortese, disponibile e competente che in un calcio fatto spesso da presunzione, arroganza e ignoranza non è certamente poco. Caratteristiche che Lotti ha sempre avuto, prima da giocatore e poi da allenatore, rispondendo alle domande di stampa e amici quasi sempre in modo diplomatico. Quello che piace insomma alle società di appartenenza. Quasi fosse un predestinato. Atteggiamenti che, ne siamo sicuri, manterrà anche ora che si è affacciato nell’anticamera del grande calcio. Auguri Stefano e …forza Unione!