
Bruno Gasperutti
Triestina-Calvi Noale il giorno dopo, Gasperutti: "Regalato un tempo ma la squadra ha un'anima"
Prima di campionato al Rocco dopo la retrocessione e prima “mezza” delusione per un pareggio che lascia l’amaro in bocca, ma che nel calcio si può anche accettare per svariati motivi.
Il primo e il più importante è che ci siamo ancora e dopo le vicende societarie che hanno coinvolto la nostra squadra, esserci non era proprio così scontato, ma grazie alla serietà e il lavoro dei nuovi amministratori responsabili, ora possiamo dirlo, che forse sta tornando l’alba dopo la notte più buia della nostra storia centenaria. La squadra è stata formata in pochi giorni e nonostante ciò, al primo impatto possiamo dire che è una buona squadra e pur con le dovute precauzioni del caso dovute alla scarsa conoscenza, sarà competitiva. Fino a che punto sarà il campo e il tempo a stabilirlo, ma a prima vista pur con i suoi difetti, farà divertire e palpitare i cuori dei suoi tifosi.
Intanto la prima cosa evidente è che ha un’anima e ciò piace alla gente, è una squadra che non si arrende alle avversità e reagisce senza abbattersi. Stavolta sotto ad inizio ripresa per un gran gol spuntato quasi dal nulla, ha recuperato quasi subito con una bellissima azione in linea. Con un uomo in meno ha continuato il suo forcing cercando la vittoria e anche dopo una rete annullata in maniera piuttosto pignola che forse solo il Var avrebbe potuto sentenziare, non si è ancora scoraggiata e ha cercato fino alla fine il risultato pieno.
E’ una squadra che ha decisamente un’anima e il suo allenatore invece di sostituire il difensore espulso, anche lui non si è accontentato, ma ha dato un segnale positivo ai suoi, con gli ingressi di uomini idonei per l’assalto finale. L’intenzione e lo spirito è stato dunque sempre proiettato verso il massimo risultato e ciò è un segnale positivo, perché nulla verrà tralasciato per strada per raggiungere la meta prefissata, poi durante il lungo cammino si possono trovare ostacoli che a oggi sono imprevedibili, ma l’obiettivo è ben chiaro come la volontà di perseguirlo.
La partita è stata a due facce; ad un primo tempo interlocutorio di conoscenza e troppo tenero, in cui la Triestina non è letteralmente mai entrata in area palla al piede con pericolosità, ha fatto seguito una ripresa molto più vivace che ha coinvolto lo spettatore, con numerose occasioni da rete tutte di marca alabardata, purtroppo non concretizzate. Certamente è stata la rete un po’ trovata ma molto bella di Gashi a svegliare gli alabardati dal torpore, ma la reazione è stata molto efficace e concreta e allora sorge un dubbio: perché regalare un tempo ad un avversario palesemente più debole, che poi grazie anche a qualche circostanza favorevole riesce a salvarsi e ad ottenere un risultato a lui favorevole?
Ho visto troppo poco la nuova squadra per poter dare delle opinioni obiettive e concrete, ma a prima vista qualche cosa la si può affermare senza voler essere pedante.
Intanto la mia opinione sulla regola dei fuori quota è totalmente negativa, perché non è un sistema valido quello di imporre dei giovani per regolamento, perché si impoverisce il campionato, i giovani devono giocare quando sono validi non per statuto. Invece io imporrei la limitazione del numero degli anziani (over 27), ringiovanendo quindi immediatamente le formazioni e quindi aumentando anche la qualità di questi cosiddetti più esperti che comunque devono esserci, per indirizzare con la loro competenza ed esempio i più giovani.
Detto ciò i fuori quota della nostra squadra mi sembrano tutti buoni e con ottime qualità, reggono bene il campo e non ho visto in loro un punto debole, però sono ancora da plasmare e destinati sicuramente a migliorare con il tempo, ma inserire in una squadra 3-4 giovani alla loro prima esperienza tra i grandi, per una squadra è molto condizionante.
Con il modulo attuato dalla Triestina 4-2-3-1, la fase propulsiva da dietro è un po’ carente, perché i difensori non hanno l’attitudine alla costruzione, parlo naturalmente sempre a prima vista e mi posso sbagliare, i due ragazzini spingono poco sulle corsie e il gioco della squadra è tutto sulle spalle dei due centrocampisti, costretti ad un superlavoro improbo e sfiancante che porta a perdere lucidità. Davanti almeno stavolta, i tre che giocavano alle spalle dell’unica punta, erano troppo appiattiti e sempre con le spalle rivolte alla porta. Ovviamente le squadre avversarie nel calcio moderno sono più smaliziate di una volta; un tempo si chiudevano in area e assistevi all’assalto della squadra più forte per 90’; oggi invece queste si chiudono a centrocampo, infoltendo e intasando gli spazi e se non riesci a giocare bene tra le linee e aggredirli aggirandoli sulle fasce con sovrapposizioni da dietro e cambi di fronte, ti trovi in grosse difficoltà e il gioco risulta masticato sempre per vie orizzontali. A questo si potrebbe ovviare con il tiro dalla distanza o con la fisicità in area di rigore e in questo ambito, non mi sembra che la nostra squadra sia al momento molto attrezzata.
Nella ripresa l’ingresso di Vianni ha colmato in parte queste lacune che a mio avviso si erano palesate, lui è un centravanti che può fare da riferimento con i movimenti sia in verticale che la prestanza e l’attitudine. Sorrentino che nel primo tempo era sembrato un pesce fuor d’acqua e che poco ha potuto ingabbiato nella difesa veneziana, è quasi rinato integrandosi sufficientemente, con il compagno; certo l’intesa va ancora affinata, ma alcune occasioni ghiotte da rete, sono arrivate dalla presenza in area di rigore delle due punte. Ad un primo tempo con una sola opportunità da rete, dovuta ad un cross alto in area, con uscita avventata del portiere ospite e testa di Sorrentino a lato di poco, ha fatto riscontro una ripresa in cui le palle gol sono state numerose, pur essendo rimasta la squadra in inferiorità numerica. Io oltre al gol e alla rete annullata per un dubbio e millimetrico fuorigioco (vista la ripresa anche se da lontano non sembrava irregolare), ne ho contate almeno 4 e allora alla fine, pur considerando il risultato accettabile che gli ospiti si sono guadagnati col sudore, resta l’amaro in bocca per quello che poteva essere ma non è stato.
Il prosieguo della stagione darà il quadro delle possibilità reali della Triestina, per ora la sensazione pur con tutti i distinguo è positiva; è una buona squadra, ma con la scarsa conoscenza dei valori delle concorrenti, è difficile dire quale possa essere per lei il possibile traguardo finale. Intanto il riavvicinamento del pubblico dopo la triste annata scorsa, è un buon viatico e ora sta ai ragazzi in campo riportare l’entusiasmo con le loro prestazioni, ma soprattutto con l’impegno che da queste parti è sempre stato più apprezzato, simbolo di uno spirito provinciale che ha sempre caratterizzato i nostri colori. FORZA UNIONE.
BRUNO GASPERUTTI


