
Marco Lo Duca, il ritiro di una leggenda
Attimi di commozione prima e dopo la gara.
L’ultima gara. Ultima per Marco Lo Duca che dopo 23 anni di serie A con la Pallamano Trieste dice basta. Basta da giocatore ma non in questo sport e soprattutto in questa gloriosa società, la più titolata d’Italia: 17 scudetti (l’ultimo nel 2002) e 6 Coppa Italia. Figlio del “Prof”, se non l’inventore della pallamano nel Belpaese uno di quelli che l’ha maggiormente diffusa, non si può dire che sia stato un raccomandato. Ha lavorato duramente mettendo una grande passione. Sempre. Ha messo impegno, grinta e cuore per la maglia che ha indossato per la prima volta nel 1989.
Classe 1971, ha collezionato 535 presenze con 1146 gol, anzi 1147 con quello di quest’ultima sfida. Ha vinto 9 scudetti e 5 Coppa Italia con anche 4 presenze in Nazionale. Doveva smettere già prima di questa stagione ma ha voluto regalarsi ancora un anno in Elite. Ha messo la sua esperienza in una stagione dove sono emersi diversi giovani interessanti, giovani che ormai sono già il futuro di questa squadra.
Prima della gara contro lo Junior Fasano, si diceva, c’era un pizzico di commozione che si respirava nell’aria. I suoi compagni sono scesi in campo durante il riscaldamento con sulle magliette la scitta “Marco 15”, cioè il suo numero abituale. Fanno da cornice due striscioni: “Grazie Marco” in grande e poi “Marco: the legend of handball”.
Nel prepartita varie autorità gli hanno reso il giusto omaggio e consegnato dei presenti. L’assessore allo sport Edera, il presidente del Coni regionale Felluga, una delegazione degli Azzurri d’Italia ma non solo. Vicino a Marco anche naturalmente la sua famiglia con in primis papà Giuseppe, il “Prof”, visibilmente orgoglioso dei traguardi raggiunti dal figlio. Poi il fischio d’inizio della partita e l’emozione sparisce, c’è la consueta battaglia del sabato pomeriggio. Alla sirena Trieste esce sconfitta e abbandona quindi la lotta per lo scudetto. Peccato ma bene ugualmente così.
Gli applausi dei tifosi sono tanti, per la squadra e per lo stesso Marco che sul parquet si avvicina alla gradinata e saluta il pubblico. Il cuore torna a battere forte e c’è ancora un po’ di commozione. E forse in lui qualche lacrimuccia.
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