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Triestina-Padova, l'analisi di Bruno Gasperutti

15 Marzo 2015
di vicedirettore

La Triestina cade dopo 9 partite utili consecutive, al cospetto della “corazzata” Padova, ma la sconfitta non deve mortificare gli alabardati, che sono rimasti in partita, sino al 93'.

E’ stata una partita dai due volti: dopo un primo tempo timoroso, durante il quale il gioco è stato in mano alla bella compagine patavina, nella ripresa sotto di una rete, la Triestina si è armata di coraggio e non avendo nulla da perdere, ha attaccato con continuità, facendo paura più volte alla capolista e andando vicina al pareggio, in diverse occasioni.

Due parole sui Biancoscudati, che hanno dimostrato anche a Trieste di essere una compagine forte, compatta e costruita per vincere il campionato a mani basse. Si è schierata con il 4-2-3-1,  con il possente  Amirante punta di riferimento in avanti, supportato dal sempre valido Cunico che arretrava e due ali molto abili nel palleggio e insidiose, come Ilari e Petrilli. Il centrocampo era costituito dai tecnici Mazzocco e Segato, abili nel palleggio e nel rilancio, che hanno dato equilibrio alla squadra. I difensori non hanno impressionato eccessivamente, ma hanno spazzato la loro zona senza troppi fronzoli.

La Triestina si è schierata nel primo tempo con un 5-3-2 un po’ troppo tremebondo, che non ha dato i suoi frutti, perché i difensori sono rimasti un po’ troppo sulla difensiva, con il solo Celli che si è reso protagonista di qualche sgroppata. Proia molto basso si è occupato di Cunico o viceversa, era pressato dal padovano, che non gli ha lasciato il tempo di impostare. Arvia e Bedin erano anche loro molto bassi e hanno accompagnato poco l’attacco che si è venuto trovare isolato dal resto dalla squadra e raggiunto solo con lanci lunghi, facile preda dei difensori. I difensori si sono trovati con tanto spazio e avrebbero potuto e dovuto avere il tempo per aiutare l’impostazione, ma sono sembrati un po’ a disagio, abusando nei rinvii lunghi, quando non appoggiavano indietro al portiere. Il Padova in questo contesto è andato a nozze, aggredendo la squadra triestina troppo abbassata, che non ha mai trovato ne lo spazio né la lucidità per impostare delle azioni manovrate.

Poche le occasioni da rete, ma sfortuna ha voluto che al 20' Petrilli ha trovato un gran tiro dai 30 metri diagonale, che si è infilato all’incrocio dei pali lontano, sorprendendo un po’ Di Piero, ma il tiro era veramente molto bello e difficile da intercettare. Poco altro nella prima frazione, solo uno svarione del portiere che ha svirgolato pericolosamente un pallone forse per un rimbalzo difettoso, proprio davanti alla rete.  

Nella ripresa è stata un’altra partita, bella avvincente, con molte occasioni da rete e con una Triestina più coraggiosa sempre ad un passo dal pareggio. Ferazzoli schiera la squadra più coraggiosamente con il 4-3-3 e si gioca la partita a viso aperto, con l’inserimento di Milicevic e Giordano. Purtroppo la Triestina è subito punita da Ilari al 55', che sul secondo palo un po’ troppo libero, colpisce un po’ sporco e raddoppia. Non demorde questa Triestina mai doma, che si butta all’attacco e al 57' trova il gol, quasi speculare a quello del Padova: punizione cross di Proia e Giannetti in estensione sul secondo palo accorcia le distanze.

La Triestina rischia giocando a viso aperto e i Biancoscudati, sono oggettivamente più forti, ma è animosa e senza paura e in avanti è pericolosa. Il Padova manca il gol in un paio di occasioni e coglie una traversa con Amirante, ma anche Rocco è pericoloso con un colpo di testa e poi manca una rete clamorosa dopo aver anticipato il portiere, ma troppo defilato a porta vuota, sfiora il palo. 

Parlato capisce le difficoltà dei suoi e immette un difensore e si schiera a 5 in difesa più abbottonato. In avanti il Padova lascia i soli Zubin e Amirante, ma è comunque sempre pericoloso perché i due arieti sono molto abili. Gusella su punizione cross, manda la palla sulla traversa, Di Piero salva due reti sulle incursioni dei veneti, poi al ’91 Rocco ha la palla del pareggio sul piede ma tira troppo centralmente, quasi dal dischetto. Al ’93 una palla recuperata vigorosamente a centrocampo, innesca il contropiede dei biancoscudati e Zubin chiude la partita infilando Di Piero in uscita.

La Triestina non esce con le ossa rotte dallo scontro con la capolista, nella ripresa le ha provate tutte, ma non ce l’ha fatta, comunque la squadra c’è e le avversarie non sono scappate, sono sempre lì ad un tiro di schioppo, la salvezza è ancora a portata di mano. Ora bisogna  riprendere il trend positivo, le partite vanno giocate una ad una, senza dare loro l’etichetta di ultima spiaggia, la salvezza si può raggiungere anche all’ultima giornata, la squadra è viva e ci crede e dobbiamo crederci anche noi.
                                                      Bruno Gasperutti