
Il Ruggito del Leone, la squadra ai raggi X prima del rush finale
La gara con Bologna sponda Fortitudo è passata e adesso si prospettano minaccianti le ultime otto sfide del campionato.
Ma non penso a quello, penso alle condizioni di salute della squadra e dei suoi singoli componenti e mi piace focalizzarmi su alcune mie riflessioni.
Adrian Banks: il pistolero si è eclissato, il giocatore presuntuoso che soffiava sulla sua pistola dopo ogni tripla centrata non c'è più, si è intristito, non si diverte più, non dispensa più preziosi suggerimenti ai compagni, in poche parole si è defilato dal team, in primis dallo staff tecnico e poi forse da qualche compagno di squadra.
Daniele Cavaliero: la nostra bandiera, il nostro capitano, il trait d'union tra oggi e ieri, sta ritrovando minutaggio visto il flop di Alexander, però la sfrontatezza giovanile non c'è più e la reiterata rinuncia a tiri possibili ne complicano il rendimento.
Corey Davis: dopo un buon inizio in maglia Allianz a torneo in corso culminato con la performance di Cremona si era perso, lo stiamo ritrovando, con la Fortitudo fino a quando il fisico ha retto è stato il migliore in campo, aggressivo in difesa e lucido in attacco, prima di perdersi per sfinimento.
Ty-Shon Alexander: il flop dell'anno, è comprensibile la voglia della Società e di Mario Ghiacci di ben figurare a Pesaro nelle finali di Coppa Italia, però per qualche input sbagliato ci siamo ritrovati in mano uno tipo Hickman di due anni fa. C'era Stefano Bossi che poteva garantire 8 minuti a partita nel ruolo di playmaker, c'è stato il veto di coach Ciani (così pare), si voleva un giocatore per la serie A e il passaggio al 6+6 non era nemmeno male come idea, il risultato è stato deleterio.
Fabio Mian: giocatore monocorde, gioca sempre uguale e ultimamente difende anche male. Importante solo se la mette dentro.
Luca Campogrande: per me è sempre stato un buon giocatore e anche (notizie da chi lo conosce bene) un ottimo ragazzo. L'infortunio lo ha penalizzato oltre misura, adesso sta finalmente dimostrando il suo valore, peccato per il momento nero della squadra. e comunque in starting five al posto di Mian io lo vedrei bene.
Lodovico Deangeli: poco commentabile, di certo non gode della fiducia del coach (alcuni rumors lo certificano) il ragazzo è ancora grezzo ma voglia e abnegazione non gli mancano.
Andrejs Grazulis: sulla falsariga di Mian, rendimento sempre nel suo mood, senza cambi di passo o di ritmo (a parte il canestro/vittoria contro Trento), quando la squadra si piega su se stessa lui si adegua.
Alessandro Lever: la più bella e promettente realtà stagionale. Un "4" fisicamente importante che sa tirare da tre e che ha grandi margini di miglioramento. Certo le palle perse ci sono ma altri giocatori con oltre dieci anni più di lui ne perdono di più. Peccato l'infortunio nel momento cruciale della stagione, però adesso c'è e potrà essere estremamente utile alla causa.
Luca Campani: non giudicabile, non vede mai il campo.
Marcos Delia: tutto sommato una garanzia, serio, corretto, finora immune da infortuni, covid e magagne varie (incrociamo le dita) ha avuto passaggi a vuoto con l'addio di Fernandez (che sapeva assisterlo nei suoi tagli dentro al pitturato) e nel momento di rinascita di Konate, ma poi si è rimesso in carreggiata. E' preciso, è un grande passatore, chiaramente soffre i lunghi molto verticali e fisicati, ma senza di lui saremmo a fondo classifica.
Sagaba Konate: il grande incompiuto della stagione. A settembre sembrava un'iradiddio e già qualcuno in città diceva "questo non rimane a lungo con noi" nel senso ce lo portano via, poi la fermata per un problema fisico (rimasto sconosciuto) che lo ha fatto perdere la trasferta di Pesaro (con annessa e ovvia sconfitta) e il buio più assoluto. Svogliato, nervoso, ondivago, litigioso con le terne arbitrali, con la Fortitudo mi è sembrato di vederlo falloso per farsi mettere in panca (e spero ardentemente di sbagliarmi), in definitiva poco utile alla causa.
Juan Fernandez: che dire? Un dolore, una sofferenza, una tristezza. Fino all'abbandono la sua presenza si faceva sentire, sia in campo sia (ne sono certo) nello spogliatoio, non era la sua migliore stagione, il nervosismo del ragazzo era palpabile, ma il suo basket e la sua classe cristallina erano fondamentali per noi. La vita di ciascuno è sacra, lui è (o era) un professionista ma ci ha lasciato. Nel marasma. Suerte Juan.
Coach Franco Ciani: ogni uomo e ogni gestore di uomini ha il proprio stile, e lui è una persona squisita, corretta, e sicuramente profondamente adeguata nel ruolo, ma quest'anno durante l'evolversi della stagione ha perso le redini, guarda caso in contemporanea alla fuoriuscita del Lobito, e dopo la Coppa Italia si è trovato ad affrontare il mal di pancia di Banks (che voleva la mini vacanza negli States) e da lì una discesa che sembra un ghiaione che ti trascina in fondovalle, per non parlare di sabbie mobili. Gestioni signorili delle partite, poche incazzature (almeno evidenti) e commenti esaustivi ma di circostanza nei pre e post partita, tranne che dopo la Fortitudo, dove è stato criptico ma anche chiaro: se pago io, qualcuno e qualcosa verranno in superficie.
Società: non avendo nè general manager nè direttore sportivo, rimane in mano a Mario Ghiacci il cerino ardente. Qualche provvedimento è da prendere, assistere a queste prestazioni è sconcertante. Aspettiamo un segnale, chiaro e forte. Sotto sotto i play off si possono raggiungere (in teoria) ma si può anche finire in zona retrocessione, vediamo quale direzione vorrà prendere la Società.
VITTORIO LEONE




